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Fiat 642: l’autocarro anni Cinquanta che sapeva sorridere

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Fiat 642: l’autocarro anni Cinquanta che sapeva sorridere

Agli inizi degli anni Cinquanta, in quell’Italia che cercava di riemergere dalle ceneri del secondo conflitto bellico, quella che all’epoca si chiamava Fiat Veicoli Industriali – e che oggi è conosciuta come IVECO – diede vita a un autocarro leggendario: il Fiat 642. Dal design particolare e dalle potenti prestazioni, questo autocarro è stato uno dei più apprezzati dell’azienda ideatrice. Ripercorriamo, allora, la storia del Fiat 642.

Fiat 642: il camion italiano che sapeva ridere

A pochi anni dal conflitto mondiale, mentre l’Italia stava faticosamente provando a rilanciare la propria economia, Fiat Veicoli Industriali era al lavoro per la progettazione di un nuovo camion, che fosse in grado di sostenere questa sfida: il Fiat 642. Mentre gli altri produttori italiani di mezzi pesanti – come Lancia, con gli Esagamma e Alfa Romeo con i Mille – tentavano strategie di evoluzione, Fiat presentò un mezzo a cabina arretrata. La caratteristica principale del design del Fiat 642 era la mascherina “a baffo”, che conferiva al mezzo un aspetto quasi sorridente. Proprio questo dettaglio estetico fu uno dei motivi per cui il 642 Fiat fu apprezzato, oltre che per le sue caratteristiche di versatilità e le sue prestazioni.

Il successo di questo autocarro Fiat fu tale che ne furono proposte diverse versioni: il Fiat 642 N, dove la “N” stava per nafta, il Fiat 642 T, dove invece la “T” stava per trattore, e il Fiat 642 R, dove la “R” indicava il rimorchio.

Design Fiat 642: l’autocarro italiano con cabina “a baffo” confortevole

Nonostante, all’epoca, fossero ben pochi i comfort che gli autocarri offrivano ai conducenti, la Fiat decise di progettare la cabina del suo Fiat 642 con l’obiettivo di ospitare in maniera più confortevole i guidatori. Per questo, la casa costruttrice equipaggiò il suo 642 con un abitacolo ben organizzato, così da migliorare lo spazio interno. Il cofano motore fu coibentato, così da impedire che il calore sprigionato dal motore si trasferisse all’abitacolo peggiorando sensibilmente il comfort a bordo, soprattutto nelle calde giornate estive italiane. La guida fu posizionata a destra e i due sedili imbottiti furono foderati in similpelle nera, per offrire un’idea di lusso, con tanto poggiatesta integrato al lato passeggero. Sul retro poi, nelle versioni adibite a lunghe tratte, vi erano uno o due letti a castello, per limitare la durata della guida e garantire la sicurezza di entrambi i conducenti.

La postazione guida del Fiat 642 vedeva, nella maggior parte delle versioni, un volante in bachelite a tre razze. Il cruscotto, invece, era costituito da una piastra metallica che raggruppava insieme il tachimetro con contachilometri giornaliero e totale, il contagiri, il barometro dell’aria, il termometro della temperatura dell’acqua e dell’olio e le varie spie di segnalazione. La leva del cambio, invece, includeva quattro marce e la retromarcia ed era presente anche la leva per le mezze marce.

Il camion torinese aveva, poi, una mascherina cromata fatta a griglia, attraversata da una barra trasversale anch’essa cromata, su un paraurti nero caratterizzato da un andamento arrotondato, caratteristica che portò molte persone all’epoca a ribattezzare questo camion come “il camion che ride”, simbolo di un’Italia che si avviava verso il boom economico.

Motore e componenti: quali erano quelle del Fiat 642?

Il tanto apprezzato autocarro Fiat 642 era equipaggiato con un motore a sei cilindri, per un volume complessivo di 6.032 cm³, capace di erogare tra i 92 e i 100 CV a 2.000 giri/min. Per quanto riguarda l’alimentazione del motore, la Fiat introdusse sia la versione classica, alimentata a benzina, che il Fiat 642 N, alimentato invece a nafta.

Gli pneumatici del Fiat 642 erano alti e robusti, in parte tacchettati per consentire una maggiore aderenza su manti stradali sconnessi o in condizioni climatiche avverse. In particolare, quelli posteriori erano disposti in coppia parallela, quelli anteriori invece singolarmente. I cerchioni erano anch’essi di tipo rinforzato perché dovevano sostenere, nella maggior parte dei casi, diverse tonnellate di peso. Anche la scelta dei cristalli non fu lasciata al caso: erano scorrevoli e, gli ultimi due che costituivano il parabrezza, potevano essere aperti di poco dalla parte esterna, così da ottenere una migliore ventilazione nei periodi estivi.

Il Fiat 642 ha conquistato un posto di rilevo nella memoria di tutti gli appassionati di camion d’epoca Fiat. Con le sue particolari caratteristiche di design e le sue prestazioni, infatti, ha conquistato le strade dell’Italia post-bellica, entrando a far parte dei camion più apprezzati della storia.