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L’intervista di Domenico De Rosa nell’ambito del ForumAutoMotive

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L’intervista di Domenico De Rosa nell’ambito del ForumAutoMotive

Pierluigi Bonora: Domenico De Rosa, Amministratore delegato di Gruppo SMET. Voi avete a che fare tutti i giorni con un sacco di camion, distribuzione e logistica. L’idrogeno rappresenta per voi il futuro della sostenibilità dei trasporti. Questo è un punto fermo della vostra visione.

Domenico De Rosa: La nostra compagnia si è affacciata nello scorso decennio tra le prime in Europa alla tecnologia CNG ed LNG. Sapevamo che sarebbe stata una tecnologia di transizione e abbiamo guardato con grande attenzione le evolutive che portavano al full electric e alle celle a combustione a idrogeno. Il nostro sguardo è focalizzato su questa tecnologia e, per questo, cogliamo anche questa occasione per domandare ai produttori che sono rappresentanti in maniera significativa da Starace e Ferrajoli: qual è l’impegno attuale dei costruttori rispetto a quello che è attualmente un investimento poderoso rispetto a quello che è il mercato in proiezione. Nel senso che non basta soltanto essere innovativi c’è bisogna che ci sia l’elemento dell’accessibilità a questi nuovi prodotti. La richiesta da parte nostra è che i costruttori siano garanti di un’effettiva accessibilità per gli operatori come la SMET: è vero sì che vogliamo essere pionieri sempre in una direzione di sostenibilità, ma è necessario che ci sia un moltitudine di imprese che segua questo andamento perché poi le infrastrutturazioni si evolvano, perché la politica in generale sia attenta a questi argomenti. La sostenibilità non deve essere solo quella ambientale, deve esserci per le imprese una sostenibilità economica. Noi riteniamo che siano anche i costruttori a dover vedere il business dell’innovazione sostenibile. Noi, se vediamo tutte queste concentrazioni di costruttori immaginiamo che ci sia un problema in termini di investimenti importanti a cui essi devono fare fronte. Per cui queste politiche di aggregazione importanti sono un po’ la conseguenza. D’altro canto la sostenibilità è un traguardo che l’autotrasporto in generale ha già abbracciato e credo che è una categoria che ha dato un contributo importante.

Pierluigi Bonora: Siamo alla terza generazione dell’idrogeno, se non sbaglio?

D. D. R.: È così, esatto. Abbiamo un’esperienza che in Europa è ancora sconosciuta, ma in altre parti del mondo è molto più avanti di così. Quindi, noi guardiamo altre parti del mondo dove l’autotrasporto ha già delle fasi più evolute e siamo assolutamente da stimolo ai costruttori perché possano essere allineati ai tempi della politica stessa.

P. B.: Il tema gas e biometano è stato toccato più volte. In un ambito della logistica, com’è SMET, i tempi di rifornimento dell’idrogeno sono molto rapido.

D. D. R.: Sicuramente la tecnologia dell’idrogeno è molto molto efficiente dal punto di vista del consumo. Anche i costi sono molto attraenti. Va visto poi l’insieme dell’ecosistema idrogeno che è fondamentale per chi come i trasportatori hanno bisogno di essere sempre molto efficienti. Dall’intervento della Commissione Trasporti ho notato che l’autotrasporto è stato l’unico a non essere toccato nel suo intervento, sarà stata una dimenticanza ma non dimentichiamo che all’autotrasporto va data una dignità importante perché è l’autotrasporto che consente, anche in momenti come quelli che stiamo vivendo di poter stare tutti in lockdown – sicuramente non volute e gradite – ma è all’autotrasporto che regge il nostro Paese. Abbiamo parlato in chiave di sostenibilità, di questo Recovery Plan: oltre 209 miliardi, quante cose vorremmo andare fare. Probabilmente sarà meglio non avviare centomila progettualità e poi non portarne a compimento nessuno, ma farne poche e completarle. In Italia probabilmente c’è un’esperienza che dice io apro centomila cantiere e non ne porto a compimento nessuno.

P. B.: C’è un’iniziativa privata per lo sviluppo di una flotta di veicoli pesanti Hyundai in Svizzera. Questa iniziativa si occupa anche della produzione e distribuzione di idrogeno.

D. D. R.: La Hyundai è una casa costruttrice che è molto avanti su questa tecnologia. Credo che, addirittura, se non fosse stato per il fenomeno COVID, si sarebbero evoluti alla terza generazione, motoristicamente parlando, di questa tecnologia. Noi siamo in attesa della tecnologia di Nikola per vedere l’evolutiva: nel 2021 è previsto il full electric da parte di Iveco e nel 2023 è già previsto l’elemento prototipale per l’idrogeno. Attendiamo fiduciosi: è molto importante l’elemento del Total Cost of Ownership di cui si parlava prima, perché per una tecnologia, è vero sì che la sostenibilità è importante, ma noi dobbiamo far diventare di massa questa tecnologia. Anche noi come SMET, quando abbiamo abbracciato un cambio di passo come abbiamo fatto con LNG, ormai dello scorso decennio, non l’abbiamo fatto spinti dal Total Cost of Ownership: lo abbiamo fatto per smuovere una evolutiva. Quindi abbiamo abbracciato anche a un costo superiore del Diesel, non curandoci come primo elemento dell’economicità. Lo abbiamo fatto perché nel nostro DNA di Gruppo da sempre c’è stata una forte spinta verso la sostenibilità della mobilità delle merci. Lo abbiamo fatto sul concetto di intermodalità, dello shift modale dalla strada al mare, con l’armatore Grimaldi nel 1995. Mio padre, Luigi, già in quel tempo con l’armatore Grimaldi per la prima volta parlava di Autostrade del mare. Oggi una realtà in cui l’Italia è un’eccellenza.

P. B.: Parte un camion da Dusseldorf in Germania e può raggiungere la meta in Spagna, un porto, tra strada, ferrovia e mare. Si toglie traffico su strada, con l’ausilio anche dell’autotrasporto a idrogeno si rende green il trasporto su strada, con un impatto positivo per l’ambiente.

D. D. R.: Quello che lei ha raccontato è il modo con cui il Gruppo SMET esercita la propria attività logistica in Europa. Un modello che noi abbiamo definito “Intermodalità al quadrato”, dove oltre allo shift modale – dal tutto strada all’intermodale – noi congiungiamo l’intermodale ferroviario all’intermodale marittimo. L’Italia è in Europa un’eccellenza delle Autostrade del Mare, dove abbiamo l’armatore più importante del mondo sotto questa categoria. È bello ricordarlo, perché siamo sempre dietro tutte le classifiche, ma quando parliamo di logistica, quando parliamo di evoluzione nel trasporto, l’Italia è un’eccellenza mondiale. In Europa abbiamo una tecnologia che è sostenibile e che sicuramente, insieme alle trazioni alternative, come LNG prima e l’idrogeno domani, potrà essere la chiave per chiudere un cerchio molto importante.

P. B.: Diciamolo forte questo pregio dell’Italia, quindi, sull’intermodalità.

D. D. R.: Io sono orgoglio di essere CEO di un Gruppo che da sempre si è spinto in questo senso. Sono presidente di una commissione di un’Associazione importante presieduta da Guido Grimaldi, il quale ha dato una spinta innovativa verso la sostenibilità della logistica. Nella categoria che io gestisco, le Autostrada del Mare, è un esempio che non ha eguali in Europa a cui tutti guardano con grande interesse. Non posso dire che non sia stata anche osteggiata dall’Europa in termini di incentivazione, perché l’Italia ha favorito questo tipo di politica ed è stata premiata. Noi abbiamo una penisola che è stretta e lunga, abbiamo una fragilità infrastrutturale incredibile. Pensiamo semplicemente agli assi tirrenici e adriatici e pensiamo invece a quante opportunità potrebbero essere colte mettendo i mezzi pesanti e quindi sul mare, liberando le infrastrutture stradali. Oggi non esiste in Italia un’autostrada che all’altezza dei cavalcavia o dei ponti si possa circolare a tre corsie, perché per prudenza le hanno tutte ridotte da tre carreggiate a due e dove sono a due carreggiata a una. Per cui, mentre tutto il mondo accelera la velocità di percorrenza, l’Italia rallenta perché ha un dato oggettivo che è la fragilità delle nostre strade. L’intermodalità è la risposta immediata rispetto a questi temi, perché il mare c’è già, i porti ci sono e le navi ci sono. Incentivare questo significa aiutare il paese.

P. B.: Con il corridoio 5 dell’Alta velocità, si dovrebbe favorire questa evoluzione.

D. D. R.: Assolutamente sì, il futuro è l’intermodale. Non investire risorse del Recovery plan in chiave infrastrutturale, in chiave intermodale è veramente un delitto.

P. B.: La movimentazione quotidiana di SMET?

D. D. R.: Noi movimentiamo sulle navi circa 3 mila veicoli alla settimana. In Italia congiungiamo in maniera diretta, con i nostri company train, 16 treni la settimana oltre i network europei. La nostra spinta sarà tutta nei prossimi tre anni una intensificazione della intermodalità in maniera sempre più spinta.

P. B.: Lei parlava di una safety car che si è messa davanti al settore, ha rallentato tutta la cosa, ma questo 2020 non deve essere visto così negativamente. Cosa può rappresentare.

D. D. R.: Dal nostro punto di vista questo è un anno che dobbiamo ricordare molto bene, perché ci ha messo in condizione di analizzare criticamente tutto il nostro andamento e, in generale, tutti noi che abbiamo responsabilità di impresa abbiamo fatto un’analisi della parte interna, mettere in sicurezza i primi lineamenti industriali personali e le abbiamo, in maniera indiretta, valorizzate tutte. Dal punto di vista di quello che ci ha consegnato, delle priorità importanti per il futuro. Anche l’idrogeno, di cui oggi noi parliamo che è nella categoria sostenibilità: sostenibilità significa rispetto del nostro pianeta. La Terra non l’abbiamo presa in eredità dai nostri antenati, l’abbiamo in prestito dai nostri figli. Se iniziamo a ragionare in questi termini, il TCO non è l’elemento per partire nel cambiamento. È un elemento che le rende stabile, che lo rende una leva, un acceleratore di numeri, ma non è il primo elemento. Non lo è stato mai per noi, né quando abbiamo approcciato l’intermodalità, era un elemento strano come lo era LNG sei anni fa, e lo sarà l’idrogeno tra uno o due anni. Andiamo sicuramente in una direzione orientati all’ideale.

P. B.: Cosa chiediamo, che messaggio lanciamo alle autorità?

D. D. R.: Idee chiare, progetti pochi ma buoni. Questi sono elementi e considerazioni: l’autotrasporto è un’attività essenziale per il paese. Il rispetto per quello che è stato nel periodo COVID, ma soprattutto investire in termini infrastrutturali perché non sia l’autotrasporto estero a circolare in Italia, ma che sia quello italiano a circolare all’estero.