I giornalisti di Spotlight intervistano l’amministratore di SMET Group: «Ecco perché il New Green Deal imposto dall’Europa è irrealizzabile».
«Domenico De Rosa ha scommesso sulla sostenibilità». Parole dei giornalisti di Spotlight, rubrica d’approfondimento di RaiNews24, che sabato 18 gennaio hanno puntato i riflettori sul cavalier Domenico De Rosa, CEO di SMET Group, per esplorare il tema della transizione ecologica nel settore dei trasporti pesanti. Un nodo cruciale, affrontato dal cavalier De Rosa con la lucidità di chi conosce a fondo il mercato e con la determinazione di chi lavora per cambiare le cose, perché le conseguenze di politiche miopi e poco lungimiranti mettono in ginocchio un intero comparto. Le modalità perseguite dall’Europa, per imporre in soli cinque anni agli operatori della logistica italiana l’utopistico obiettivo di tagliare le emissioni di CO2 del 45%, non brillano di certo per capacità d’adattarsi alla realtà.
La redazione della prestigiosa trasmissione televisiva ha riconosciuto De Rosa come un vero e proprio esempio d’attenzione all’ambiente, imperniata sui fatti e non su vuote parole. «La transizione ecologica è una necessità, ma non possiamo permetterci di trasformarla in un’utopia inattuabile – è la posizione di De Rosa –. Il trasporto pesante ha bisogno di soluzioni concrete e realizzabili, ma oggi l’Europa sta trascurando le tecnologie già disponibili, come i biocarburanti, per puntare su modelli teorici che non hanno ancora dimostrato di funzionare».
Nel corso della trasmissione, d’altronde, è emerso un quadro preoccupante, perché non tutti guardano all’innovazione come fa De Rosa. in Italia, metà dei mezzi pesanti in circolazione è ancora Euro 4, uno standard introdotto 19 anni fa e ormai del tutto superato. Pensare di riuscire raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni con un parco mezzi tanto obsoleto è impossibile. Eppure, nonostante la mesta realtà dei fatti, manca un piano strutturato per supportare le aziende in questa transizione. E le strade più valide sono state immotivatamente ignorate dai burocrati al governo dell’Europa.
Di biocarburanti, per esempio, non si parla più. Ciononostante, nel quartier generale di Salerno, De Rosa ha raccontato ai giornalisti Rai l’esperienza di SMET Group, che nel 2024 ha rinnovato la flotta con 100 nuovi IVECO S-Way alimentati a HVO, acronimo che sta per olio vegetale idrogenato, un biocarburante capace di ridurre le emissioni di CO2 fino al 90%. «Questi mezzi rappresentano un esempio concreto di come il settore potrebbe evolvere – ha sottolineato –. Ma nonostante la loro efficacia, l’Europa continua a ignorare i biocarburanti per puntare esclusivamente sul motore elettrico, che oggi non è una soluzione praticabile per il trasporto pesante».
Il CEO ha acceso i riflettori su una contraddizione che rischia di compromettere drasticamente il futuro dell’industria europea: «Per caricare le batterie di un tir sarebbe necessario un assorbimento energetico pari a quello di un intero quartiere residenziale – ha spiegato De Rosa –. Senza contare che il trasporto delle batterie riduce drasticamente la capacità di carico, costringendo a raddoppiare i mezzi per lo stesso volume di merce». Insomma, il New Green Deal, così com’è concepito, porterebbe addirittura a un incremento del traffico sulle reti stradali e autostradali.
L’amministratore delegato di SMET lo sostiene da una vita: la sostenibilità deve andare di pari passo con il pragmatismo. «Il New Green Deal è un disegno abbozzato in un palazzo, lontano dalla realtà, nella convinzione che l’Europa sia il mondo. Non è lo è: l’Europa è un mercato che il mondo può prendersi, e questo è un rischio immenso». Pure perché altrove non stanno a guardare, a partire dai confini. «L’Europa rischia di rimanere indietro rispetto a stati vicini, uno su tutti la Turchia, che adottano strategie molto più snelle e competitive».
Nel finale della trasmissione, De Rosa ha lanciato un appello diretto alla politica europea: «Il piano stilato da Mario Draghi, che prevede investimenti annuali da 800 miliardi di euro, è un passo importante, ma va trasformato in azioni concrete. Una cura somministrata troppo tardi non è una cura. Serve agire ora». L’Europa deve tornare competitiva: non si può più aspettare.
