«Il PNRR è a mio avviso parte essenziale di una strategia più ampia e ambiziosa, che include riforme immediate, capacità di visione e responsabilità di spesa e il cui fine ultimo è l’ammodernamento del paese. Non dobbiamo infatti dimenticare che i fondi previsti dal PNRR per un totale di 191 miliardi di euro sono per i ⅔ a prestito e per questo motivo non vanno vanificati con interventi di natura assistenzialista», dice Domenico De Rosa, amministratore delegato del Gruppo SMET. «Il Recovery Fund è una grande opportunità ma per rilanciare l’Italia abbiamo bisogno di attrarre gli investimenti privati. In questo senso, oltre all’ammodernamento della rete infrastrutturale, ha un ruolo strategico il processo di semplificazione delle procedure e della sburocratizzazione della pubblica amministrazione».
Che cosa si aspetta la vostra azienda dalle opere finanziate grazie al PNRR?
«Per la mobilità, la struttura e la logistica, il PNRR stanzia 62 miliardi di euro da gestire in un periodo di 10 anni. Circa la metà di questi fondi verrà impiegata nello sviluppo della rete ferroviaria e in particolare nell’ampliamento dell’alta velocità, che è senza dubbio un’urgenza nazionale. Come SMET guardiamo però con grande interessa ai circa 4 miliardi destinati al trasporto marittimo, con l’ammodernamento dei porti, il piano nazionale cold ironing per l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la realizzazione delle infrastrutture nelle Zone Economiche Speciali e dell’ultimo miglio ferroviario in alcuni scali italiani: investimenti strategici per lo sviluppo del trasporto intermodale marittimo, di cui la nostra azienda è pioniera in Italia e in Europa. Un grande impulso al trasporto sostenibile, con l’utilizzo di mezzi a trazione alternativa al diesel, verrà dai fondi destinati alla transizione ecologica nella logistica, a partire dall’installazione dei punti di ricarica per i veicoli elettrici e dalla digitalizzazione dei documenti di trasporto».
L’economia si sta risollevando, anche se in molti casi a fatica, dopo il crollo provocato dalla crisi sanitaria. Quando, a suo giudizio, potremo tornare ai livelli pre-Covid?
«Ritengo che l’onda lunga del Covid non abbandonerà almeno per tutto il 2022. Stiamo andando incontro a un periodo di stagflazione, caratterizzato da modesta crescita economica e inflazione molto alta. In particolare, per quanto riguarda il settore dei trasporti, esiste il rischio concreto di una «tempesta perfetta», a causa di una criticità che rallentano la crescita, tra cui il caro carburante e la mancanza sul mercato di alcuni componenti necessari per l’ordinaria produzione dei mezzi».
Quanto è stata penalizzata l’Italia dalla pandemia?
«L’Italia è purtroppo la nazione europea che è stata colpita per prima e più duramente dall’emergenza Covid-19 e che ha un triste doppio primato, nel numero di decessi e nella riduzione del prodotto interno lordo. La crisi sanitaria si è abbattuta con violenza su un paese particolarmente fragile e vulnerabile da un punto di vista economico, sociale e ambientale, con un andamento della produttività deludente, una profonda incapacità nel cogliere le opportunità legate alla rivoluzione digitale e una conseguente difficoltà nello stare al passo con le nazioni europee più avanzate».
Quanto pesa, nelle vostre scelte industriali e strategiche, il fattore sostenibilità?
«Il trasporto sostenibile è la nostra vocazione e infatti siamo stati tra le prime aziende europee ad investire nella svolta green. Da oltre vent’anni l’intermodalità marittima e ferroviaria è il nostro modello di business. A questa, dal 2014, abbiamo affiancato l’utilizzo sempre più esteso di mezzi a trazione alternativa al diesel: il gas metano liquido prima di tutto, poi l’elettrico e nel prossimo futuro l’idrogeno. Abbiamo aderito con convinzione al Progetto 18 che, dopo dodici anni di sperimentazione, si è concluso positivamente con l’autorizzazione alla circolazione degli autoarticolati fino ai 18 metri, che contribuiscono ad abbattere le emissioni inquinanti di circa il 15% rispetto ad un viaggio effettuato con mezzi di lunghezza inferiore. Ci auguriamo che sia possibile avviare quanto prima una nuova sperimentazione sulla lunghezza fino ai 25 metri, che è già autorizzata in altri paesi europei e particolarmente indicata per l’ultimo miglio e per i collegamenti con gli interporti».
Fonte: l’Avvisatore Marittimo
