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	<title>new green deal Archivi - SMET</title>
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		<title>Le criticità del New Green Deal: intervista al Cav. Domenico De Rosa (SMET)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[comunicazione@smet.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 11:58:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa punta a guidare la transizione ecologica globale, ma il costo di questa rivoluzione verde è alto. Domenico De Rosa, CEO di SMET, ne analizza rischi e opportunità. Cav. De Rosa, il Green Deal è stato definito...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa punta a guidare la transizione ecologica globale, ma il costo di questa rivoluzione verde è alto. Domenico <a href="http://domenicoderosa.eu/"><strong>De Rosa</strong></a>, CEO di <a href="http://smet.it/"><strong>SMET</strong></a>, ne analizza rischi e opportunità.</p>
<p><strong>Cav. De Rosa, il Green Deal è stato definito “un’opportunità unica” per guidare il mondo verso la sostenibilità. </strong></p>
<p>Non nego che l’obiettivo del Green Deal sia nobile e necessario, ma la questione non è il <em>cosa</em> bensì il <em>come</em>. La transizione ecologica richiede un impegno economico senza precedenti: 1.000 miliardi di euro nei primi dieci anni. Parliamo di cifre che, senza una strategia di finanziamento chiara, rischiano di gravare sui bilanci pubblici e quindi sui cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Si tratta di una sfida, ma molti sostengono che gli investimenti creino ricadute positive</strong></p>
<p>Le ricadute positive dipendono dalla capacità di gestire bene questi investimenti, cosa tutt’altro che scontata, e  non è chiaro come verranno distribuite le risorse tra i vari Stati membri. Cosa accadrà ai paesi dell’Est Europa, dove le economie sono ancora legate ai combustibili fossili? Un’implementazione mal calibrata potrebbe accentuare il divario economico all’interno dell’Unione. È un problema di tempistica: forzare un cambiamento così rapido senza tenere conto delle disparità tra i paesi può portare a effetti destabilizzanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A proposito di occupazione, come si bilanciano i posti di lavoro persi e quelli guadagnati durante il processo della transizione ecologica?</strong></p>
<p>Cominciamo col dire che la chiusura di industrie tradizionali, come quelle legate al carbone o all’automotive, avrà un impatto immediato e significativo sull’occupazione, soprattutto in regioni fortemente dipendenti da questi settori. I nuovi posti di lavoro richiedono competenze diverse e spesso non sono localizzati dove le persone perderanno il loro impiego. La transizione rischia di lasciare dietro di sé intere comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parliamo di competitività globale: l’Europa non rischia di penalizzare le sue imprese con normative troppo restrittive rispetto a Stati Uniti o Cina?</strong></p>
<p>Esattamente. Questo è uno dei punti più critici: il rischio di <em>carbon leakage</em>. Se le aziende europee sono costrette a rispettare regolamentazioni ambientali rigide, potrebbero decidere di delocalizzare la produzione in paesi con norme meno stringenti. Non solo perderemmo posti di lavoro, ma le emissioni globali non diminuirebbero, spostandosi semplicemente altrove. Per evitarlo, servono politiche coordinate a livello internazionale, ma questo è più facile a dirsi che a farsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Considerando anche i possibili cambi di rotta  a livello europeo, e non solo internazionale…</strong></p>
<p>Certamente. La natura stessa del Green Deal, con orizzonti temporali di decenni, lo espone ai rischi legati alle dinamiche politiche. Cosa accadrà se un futuro governo in uno Stato membro decidesse di mettere in discussione gli obiettivi climatici? E poi c’è il problema della governance: le differenze nelle priorità nazionali possono rallentare l’attuazione delle politiche, rendendole meno efficaci.</p>
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		<title>De Rosa (SMET): “Un referendum europeo sull’elettrico”</title>
		<link>https://www.smet.it/home/de-rosa-smet-un-referendum-europeo-sullelettrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[comunicazione@smet.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 09:46:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane, è tornata in voga la discussione sul new green deal. Il ministro italiano dello Sviluppo Economico, Adolfo Urso, aveva chiesto una revisione anticipata dei termini dell’accordo che porterà l’UE al blocco ai motori endotermici entro il 2035. Un’iniziativa accolta con grande favore da politici ed imprenditori, in maniera trasversale, sia in Italia che nel resto d’Europa. Ora, però, <strong>sembra esserci una marcia indietro della Germania</strong>, dopo un primo, timido tentativo di dialogo e avvicinamento alle posizioni espresse dal governo italiano. Il ministro tedesco <strong>Habeck </strong>ha sottolineato di voler <strong>confermare il 2035 come data dello stop ai motori endotermici</strong>, aprendo tuttavia a una maggior serie di aiuti per imprese e consumatori. E il ministro Urso ammorbidisce la sua posizione, chiedendo di garantire il massimo supporto a tutti gli attori che potrebbero vedersi pregiudicati dalle disposizioni del new green deal.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Cav. Domenico <a href="http://domenicoderosa.eu/"><strong>De Rosa</strong></a>, CEO di <a href="https://www.smet.it/"><strong>SMET</strong></a>, si era espresso positivamente sulla richiesta di Urso di rivedere i termini del blocco ai motori endotermici del 2035. “Non è il momento di cedere ma di spingere – spiega il Cav. De Rosa – verso un ritorno alla realtà. Non possiamo rovesciare le sorti del nostro comparto produttivo attraverso bonus a pioggia per una soluzione già respinta dal mercato. <strong>Perché investire ancora di più in qualcosa che non funziona</strong>?” Si chiede il numero uno di SMET. “È assolutamente evidente che aver puntato tutto sull’elettrificazione non ha funzionato. Nonostante gli incentivi da un lato e le limitazioni dall’altro, i consumatori non hanno virato, come qualcuno si poteva auspicare, verso l’elettrico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E questo non lo dice Domenico De Rosa:<strong> lo dicono i numeri, i freddi dati che parlano e che più di tutti ci riportano alla realtà</strong>. L’automobile rappresenta la libertà di movimento delle persone – spiega il CEO di SMET – e i cittadini europei dovrebbero avere l’opportunità di esprimersi direttamente su un tema che impatta la loro quotidianità e la loro libertà”. Da qui, la proposta di “<strong>un referendum </strong>che potrebbe chiarire una volta per tutte la direzione che l’Europa intende seguire”.</p>
<p>L’auspicio del Cav. Domenico De Rosa è quello di tenere la barra dritta. “La richiesta di rivedere i termini del new green deal e il blocco ai motori endotermici 2035<strong> è una battaglia chiave per la ripresa dell’economia italiana ed europea</strong>. Stiamo assistendo al fragoroso crollo dell’industria italiana e all’apnea che vive il comparto dell’automotive. Puntare altre fiches sulla mano sbagliata ci farà solo perdere altro tempo, denaro e terreno rispetto ai principali competitor globali. I primi ad accorgersi dell’impossibilità di proseguire sulla linea tracciata dall’UE sono proprio le case automobilistiche che, non a caso, stanno rivedendo i loro piani industriali per evitare di sprofondare. Chiunque abbia potuto saggiare gli <strong>effetti reali di una transizione ecologica ed energetica spinta oltre ogni limite</strong> ed oltre ogni logica, sa che c’è da intervenire quanto prima”.</p>
<p>La partita è ancora lunga e il 2035 è lontano, ma gli effetti delle politiche europee sull’economia e produzione si fanno sentire sempre più. “Dobbiamo rimanere compatti – conclude il Cav. De Rosa – e marciare in un’unica direzione. Questa non è una battaglia ideologica ma di buon senso, che dovrebbe unire tutti, progressisti e conservatori: <strong>perché la realtà non applica etichette</strong>”.</p>
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