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Domenico De Rosa, la sfida di Smet: donne al volante ed eco-flotta

Domenico De Rosa, la sfida di Smet: donne al volante ed eco-flotta

Il quartier generale è rimasto nella zona industriale di Salerno, da dove settant’anni fa partì il primo autoarticolato. Una scelta non affatto casuale: è qui infatti che la Smet, uno dei principali player europei nel panorama della logistica integrata, con 25 sedi operative dislocate in Italia e in Europa, ha deciso di mantenere le attività di basic office. Nonostante i suoi interlocutori siano dislocati in tutto il mondo e parlino almeno dieci lingue diverse. «Crediamo nella forza e nella qualità delle persone del nostro territorio – spiega Domenico De Rosa, amministratore delegato e rappresentante della terza generazione della famiglia alla guida del gruppo leader nei trasporti e nella logistica – partire da una realtà come Salerno, che non gode di vantaggio competitivo, ci ha dato gli anticorpi necessari per fronteggiare esperienze più vaste, fuori dai confini nazionali. Dal disagio abbiamo tratto le opportunità, dal limite la visione. Secondo me questa è la migliore ricetta per lo sviluppo, altro che reddito di cittadinanza, bisogna produrre reddito da lavoro, creando soprattutto i presupposti per una formazione orientata solamente a sviluppare dal limite le opportunità».

corriere del mezzogiorno

Oggi il gruppo Smet, 1.600 dipendenti di cui 600 provenienti dalla provincia salernitana e dal Sud , e un fatturato che nel 2018 ha superato i 260 milioni di euro, è impegnato attivamente, oltre che sul fronte della formazione di quanti operano nel settore dell’autotrasporto, sui temi dell’ecosostenibilità ambientale (lo slogan dell’azienda è infatti sustainability first). «Siamo stati i primi – si inorgoglisce De Rosa – a dichiarare che dal 2023 la nostra flotta (3.500 unità di carico e 300 motrici, ndr) sarà a zero diesel, che non acquisteremo più veicoli la cui trazione è a carbon fossile. Siamo stati pionieri a livello europeo nell’utilizzo di mezzi Eco Truck di ultima generazione, alimentati a LNG (gas metano liquido), sempre più efficaci non solo in termini di sostenibilità ambientale perché riducono le emissioni di anidride carbonica del 15% e abbattono del 95% le polveri sottili ma anche come rendimento del mezzo».

L’appuntamento con il cambio trazione da diesel a LNG è solo una tappa del progetto più vasto di riduzione del 30% entro il 2030 delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, sulla base delle indicazioni fornite dall’Unione Europea. «Contribuiremo in maniera significativa allo sviluppo dell’intermodalità – riprende l’imprenditore, annunciando entro l’anno il completamento di un impianto di distribuzione metano liquido LNG per autotrazione dell’area industriale di Salerno – attraverso la partnership con il Gruppo Grimaldi. Ciò consente di diminuire i chilometri percorsi su strada dai camion pesanti a favore del trasporto intermodale marittimo soprattutto per quanto riguarda le rotte del mar Mediterraneo e del Mar Baltico».

donne camioniste

Capitolo formazione. Anche qui la Smet, che sarà presente con un proprio stand al Transpotec Logitec, la più grande manifestazione dedicata alla logistica dei trasporti, organizzata da Fiera Milano, dal 21 al 24 febbraio a Verona, vuole essere all’avanguardia. «A dicembre – riprende De Rosa – abbiamo assunto la nostra prima donna camionista, la romena Dorica Cornea, un segnale importante che abbatte una “discriminazione” del passato. Anche guidare un tir da 44 tonnellate resta uno sforzo fisico notevole, a prescindere dal sesso. Comunque il nostro è stato un gesto importante, che non è passato inosservato, abbiamo già ricevuto oltre dieci candidature al femminile».

Ora si tratta di vagliarle, di testare l’autentica «vocazione» a fare questo lavoro: «Stiamo predisponendo – conclude l’ad di Smet – corsi di formazione per candidati under 35, se si investe nella forza giovani i risultati saranno molto vantaggiosi. A volte ci capita di riscontrare una certa diffidenza di base e allora la nostra missione è puntare a sviluppare la passione nell’attività che svolgiamo, questo certamente fa la differenza tra un lavoro e un altro». Insomma, l’importante, ma come in questo caso, è farlo «con trasporto».

Fonte: il Corriere del Mezzogiorno