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De Rosa interviene su Recovery Plan: così facciamo più grande l’Italia

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De Rosa interviene su Recovery Plan: così facciamo più grande l’Italia

«Concordo pienamente con il Presidente Draghi: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che l’Italia ha presentato alla Commissione Europea, non è solo questione di lavoro, di benessere e di reddito. È un discorso molto più ampio, che include i valori civili fondamentali. Da questo piano e dalla sua attuazione dipende il destino del nostro paese».

Così Domenico De Rosa, Amministratore delegato del Gruppo SMET, commenta il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) – più comunemente detto Recovery Plan – che contiene tutte le riforme che l’Italia intende avviare per risollevare l’economia nazionale, messa a dura prova dalla pandemia da Covid-19. Il Recovery Plan, illustrato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, prevede per l’Italia finanziamenti complessivi pari a 221,1 miliardi di euro, di cui 191,5 miliardi dai fondi dell’Unione Europea, fra sussidi e prestiti a basso tasso d’interesse, e 30,6 miliardi di risorse interne, da impiegare entro il 2026. «Il futuro dell’Italia – afferma De Rosa – non può prescindere dalle grandi opere, che devono porre rimedio a un grave deficit infrastrutturale».

Alla voce “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” il Piano stanzia 25,3 miliardi di euro, gran parte destinati alla messa in sicurezza ed efficienza della rete viaria e autostradale e all’implementazione dell’Alta Velocità ferroviaria. «Gli interventi sulla rete ferroviaria individuati dal piano, tra cui il miglioramento del transito sulla Roma-Reggio Calabria, il potenziamento delle linee per la Liguria, le opere di adduzione tra Verona e il Brennero – prosegue De Rosa – sono strategici, così come lo sono il rinnovo dei carri merci e dei locomotori. La ferrovia, insieme ai collegamenti marittimi, è parte integrante nello sviluppo del trasporto intermodale di cui il nostro gruppo ha compreso tra i primi in Europa le potenzialità in termini di efficienza e sostenibilità ambientale. Oggi sul fronte ferroviario operiamo con 16 company train alla settimana».

C’è poi la posizione geografica del Paese, che fu dell’Italia la più grande piattaforma logistica naturale del Mediterraneo: il luogo naturalmente candidato a diventare il punto di arrivo e di partenza del trasporto merci via mare. Secondo l’ultimo Rapporto del Mare, datato 2019, il settore marittimo in Italia ha un peso economico di 34,3 miliardi di valore aggiunto con 185 mila unità lavorative dirette. Ma fino a oggi alla “risorsa mare” è mancata una strategia organizzata a livello nazionale. A tal proposito, proprio in concomitanza con il Recovery Plan, Confindustria ha prodotto un Piano Strategico Nazionale che afferma l’importanza dell’economicità del mare e delinea le misure necessarie, tra cui la pianificazione infrastrutturale degli scali marittimi, dei retroporti e delle Zone Economiche Speciali, le necessarie riforme istituzionali, lo sviluppo dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità, la capacità di attrarre investimenti attraverso una politica fiscale adeguata.

«Condivido l’opinione del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Per l’economia del mare – conclude il timoniere del Gruppo SMET – il Recovery Plan deve coincidere con la fase iniziale di un programma più lungo, fondato su quattro pilastri: interventi infrastrutturali, riforme, innovazione tecnologica e fisco. Un’attenzione particolare va riservata sicuramente al Mezzogiorno, dal momento che la vera ripartenza non potrà prescindere dal superare il divario esistente tra il Nord e il Sud del Paese. Mi sembra ottima la proposta del Southern Range logistico euro mediterraneo, in sostanza un sistema unico di sviluppo per i porti meridionali, integrati con il sistema logistico portuale del Centro Nord».

Fonte: Il Mondo dei Trasporti