Ferrari crolla in Borsa. Il mito non basta più quando parla di elettrico. L’Europa continua a inseguire un’ideologia che distrugge la ragione industriale

Ferrari crolla in Borsa. Il mito non basta più quando parla di elettrico. L’Europa continua a inseguire un’ideologia che distrugge la ragione industriale

Quando anche Ferrari, il mito assoluto della meccanica italiana, crolla in Borsa di oltre il quindici per cento in una sola giornata, non è una notizia di finanza. È un terremoto simbolico. È la scossa che attraversa l’intera identità industriale europea, fatta di motori, ingegneria, passione e libertà di creare.

Il Cavaliere Domenico De Rosa osserva la vicenda con lo sguardo di chi vive ogni giorno dentro l’impresa e ne sente i battiti. Il suo giudizio è netto. «Questo non è un incidente di percorso» spiega «è un segnale. La Borsa non punisce un errore tecnico, ma un errore di visione. Quando anche Ferrari perde la fiducia dei mercati nel momento in cui parla di elettrico, vuol dire che qualcosa di profondo non funziona più. Il mercato non crede in un futuro fatto solo di batterie, divieti e regolamenti imposti da Bruxelles. È la conferma che l’ideologia verde ha superato il confine della ragione industriale».

De Rosa non parla per slogan, ma per esperienza. Da anni denuncia la deriva di un’Europa che ha confuso l’ambiente con la burocrazia e la sostenibilità con la punizione dell’impresa. «L’Europa ha sostituito la strategia con la fede» spiega «ha abbandonato la tecnologia e l’economia per abbracciare un dogma, quello della decarbonizzazione totale, che oggi appare scollegato dalla realtà produttiva. Il divieto del 2035, nonostante le pressioni di Italia e Germania, resta confermato. È come se Bruxelles avesse smesso di ascoltare le sue fabbriche. Invece di promuovere la neutralità tecnologica, che è la vera spinta all’innovazione, impone un’unica via e soffoca la libertà di ricerca. E quando cade la fiducia in Ferrari, cade la fiducia nel modello europeo».

Il Cavaliere conosce bene la forza del mito di Maranello, e ne parla con rispetto quasi affettuoso. «Ferrari non è un’azienda, è un simbolo, una visione dell’uomo che costruisce qualcosa di più grande di se stesso. Ma i miti vivono di coerenza. Quando Ferrari annuncia un futuro elettrico, il mercato non vede un atto di coraggio, ma un tradimento della propria essenza. Perché il Cavallino non è solo una vettura, è un suono, un odore, una meccanica che vibra. Trasformare tutto questo in silenzio e software è un rischio enorme. Anche il capitale percepisce che si sta toccando un equilibrio antico, e reagisce».

Dietro l’analisi economica c’è una riflessione più ampia. De Rosa la chiama “crisi culturale dell’industria”. «La transizione ecologica non può essere una marcia forzata» spiega «ma un cammino condiviso. Le imprese devono essere accompagnate, non costrette. Il caso Ferrari dimostra che anche l’eccellenza più assoluta può vacillare quando la politica dimentica che l’industria vive di tempo, ricerca, libertà. Questo crollo non è un fallimento di Ferrari, ma dell’Europa. È il risultato di una visione che ha confuso la sostenibilità con il moralismo».