fbpx

De Rosa: «Non ci sono alternative alle fonti d’energia russe»

de rosa vaccini

De Rosa: «Non ci sono alternative alle fonti d’energia russe»

La guerra in Ucraina ha portato e continuerà a portare delle enormi conseguenze al sistema economico, non solo europeo ma mondiale. La prima è quella inerente al taglio delle forniture russe ai paesi europei che sta già scatenando ansia nei mercati e un conseguente rincaro dei costi del carburante. Non solo gas. Sebbene i veri effetti di tale crisi diplomatico-economica li vedremo davvero nel prossimo futuro, già da ora le oscillazioni di mercato stanno portando a grossi contraccolpi.

Sempre attento ai movimenti nazionali ed internazionali, a commentare l’inquietante quadro è Domenico De Rosa, CEO di SMET e presidente della commissione Autostrade del Mare di ALIS.

«La guerra dell’energia in atto passa inevitabilmente per la svolta nucleare in formato europeo anche per il nostro Paese e un atteso Recovery di guerra – afferma De Rosa – Non esistono fonti esterne di approvvigionamento energetico alternativo a Mosca che possano nel medio e lungo termine garantire stabilità al nostro Paese. Per cui sarà fondamentale cogliere questa drammatica situazione per costruire un piano energetico strategico nazionale che punti all’autonomia e alla sostenibilità».

Occorrono soluzioni quindi. Non solo a medio lungo termine, come quella del nucleare che presuppone l’avallo e la costruzione di nuove centrali, ma anche a breve termine, per resistere al pesante contraccolpo.

«Per calmierare parzialmente gli effetti catastrofici derivati dello shock energetico in atto innescatasi in un momento già di piena frenata economica combinata all’alto tasso inflativo per l’Italia – propone il Ceo di Smet- quello dell’Irlanda dovrebbe essere l’esempio da seguire nell’immediato anche dal nostro Governo, consapevoli che oltre il 55% del costo dei carburanti è rappresentato dall’imposizione fiscale per misure addirittura risalenti alla Guerra di Etiopia del 1935 ed a catastrofi naturali come il Belice e la diga del Vajont del 1963».

Tagliare le accise quindi, almeno fin quando la situazione non si sarà ristabilizzata o saranno state trovate altre soluzioni ai fiumi di gas e petrolio proveniente dai gasdotti russi o dai pozzi del Caucaso.