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Iveco TurboStar: l’orgoglio italiano dei mezzi pesanti

Iveco TurboStar

Iveco TurboStar: l’orgoglio italiano dei mezzi pesanti

Nel mondo dei trasporti esistono vere e proprie icone. Mezzi che, per varie ragioni, sono diventati leggende su ruote, capaci di far battere il cuore degli appassionati. Fra i mezzi pesanti, senza ombra di dubbio, si posiziona Iveco TurboStar. La sua produzione iniziò nel 1984 ed è proseguita per meno di un decennio, successivamente sostituito dal più moderno Iveco EuroStar. Eppure, pur in un lasso di tempo così breve, è riuscito a diventare un riferimento sia per gli operatori del settore, sia per i concorrenti. Oggi, lo andiamo a conoscere più da vicino, ripercorrendo la sua storia e le caratteristiche che lo hanno trasformato in una leggenda.

Iveco TurboStar:

Sono tanti i camion storici che, ancora oggi a distanza di decenni dalla loro progettazione e produzione, esercitano un fascino fortissimo sugli amanti dei mezzi pesanti. Iveco TurboStar, fra tutti, è quello che ancora raccoglie il maggior numero di preferenze. Non solo perché rappresenta l’essenza del mezzo pesante italiano, ma anche perché si fece apprezzare per le sue doti tecniche all’avanguardia e per le sue dotazioni che lo posizionarono immediatamente ai vertici di categoria. Scopriamo la storia di questo mezzo.

La storia di Iveco TurboStar

Per raccontare la storia del TurboStar, inevitabilmente occorre raccontare la storia della Iveco. Non è un caso che il TurboStar sia stato presentato nel 1984, cioè a quasi un decennio dalla nascita della casa. Nel 1975, infatti, la Fiat decise di riunire tutta la galassia di marchi europei che operavano nella produzione di mezzi pesanti: la Fiat Veicoli Industriali, la Lancia Veicoli Speciali, la OM, la Unic e la Magirus-Deutz. Per un lungo periodo, il raggruppamento di imprese continua la produzione dei veicoli progettati da queste case, subendo una spietata concorrenza dal mondo dei veicoli industriali.

La Iveco, tuttavia, ha le spalle larghe e nel 1984 è pronta a lanciare il proprio guanto di sfida, specialmente nel settore dei mezzi di taglia maggiore. Nel luglio di quell’anno, le riviste di settore pubblicarono le prime fotografie del TurboStar 190 in una inedita colorazione grigio metallizzato. Un colore, all’epoca, destinato alle automobili di rappresentanza e che voleva da subito mettere in chiaro dove Iveco voleva andare a parare con la sua nuova creatura. Il progetto, dal punto di vista tecnico, discendeva dall’Iveco Turbo 190.38, ma il lavoro di revisione fu approfondito e minuzioso. Proprio in quegli anni, infatti, Iveco condusse una ricerca di mercato che coinvolse circa duemila autisti europei. L’obiettivo della casa produttrice era quello di comprendere le reali esigenze dell’utenza. Dalle interviste, infatti, emerse che gli autisti desideravano maggiore comfort e prestazioni superiori.

La progettazione dei tecnici della casa, sulla scorta di queste indicazioni, richiese più di due anni per arrivare al risultato finale. I primi prototipi del TurboStar iniziarono i primi test nel settembre del 1982, sulla pista di Markbronn, in Germania, e su quella di Nardò, in Italia. Ventiquattro mesi di messa a punto consentirono di ottenere un mezzo che andava proprio nella direzione delle richieste degli autisti.

Le caratteristiche dell’Iveco TurboStar

Il centro ricerche dell’Iveco si concentrò su due aspetti: la cabina e le prestazioni, non solo motoristiche ma anche aerodinamiche. La cabina si basava su una struttura in bracci portanti in acciaio, mentre i rivestimenti furono dotati di nervature che aumentavano la rigidezza strutturale del mezzo. Quello su cui si concentrarono i progettisti, però, fu l’ergonomia del mezzo: la cabina arrivava a misurare ben 2,345 metri in larghezza ed era alta 1,70 metri. Questo consentiva di migliorare notevolmente l’abitabilità a bordo del mezzo, sia durante la guida sia durante il riposo.

La posizione di guida, infatti, fu favorita anche da un volante regolabile in altezza e da una pedaliera disposta secondo i principi dell’ergonomia. Fra l’altro, il TurboStar era anche dotato di sedile a sospensione pneumatica, che migliorava nettamente il comfort dell’autista durante la marcia. In questo senso, anche il nuovo sistema di sospensioni migliorava di molto la comodità. A completare la posizione di guida, infine, la disposizione degli strumenti del cruscotto, che fu progettato secondo criteri ancora oggi considerati attuali.

Le prestazioni del TurboStar

Ciò in cui si distinse il nuovo progetto di Iveco, tuttavia, fu la ricerca – considerati i tempi – del comfort. Per fare un esempio, il mezzo era dotato di una centralina elettronica che consentiva, dall’interno del mezzo, di regolare elettricamente gli specchietti retrovisori. E ancora, su richiesta, era disponibile sia un frigorifero che uno scaldavivande per poter sempre disporre di un pasto caldo e di acqua fresca. Inoltre, per garantire la necessaria sicurezza a bordo, il mezzo era dotato di una cassetta di sicurezza e l’impianto audio poteva essere chiuso a chiave. Anche i posti letto, sfruttando l’ampiezza della cabina, furono pensati per garantire la migliore comodità possibile.

Come detto, il secondo punto su cui si concentrarono i progettisti, poi, furono le prestazion. Non solo il motore, di cui parleremo dopo, ma anche dal punto di vista aerodinamico. Infatti, un modello in scala del TurboStar fu a lungo studiato presso la galleria del vento del centro ricerche della Fiat di Orbassano. Questo lavoro consentì di verificare l’effettiva efficacia dello spoiler sopracabina, che, insieme ad altri accorgimenti, consentì di raggiungere un incredibile valore di coefficiente di penetrazione pari a 0,53. Dal punto di vista motoristico, poi, all’uscita Iveco TurboStar ha due soluzioni: un sei cilindri in linea da 13.798 cc sovralimentato con intercooler, che arriva ad erogare circa 330 CV, oppure il un otto cilindri a V turbo da 17.174 cc, che è capace di raggiungere 420 CV. Ai due motori, poi, è possibile associare il cambio ZF Ecosplit a 16 marce sincronizzate oppure un Fuller a 13 marce a innesto rapido.

Soluzioni che, in particolar modo nella versione più potente, entusiasmano immediatamente il pubblico e le riviste di settore. Non solo, perché confrontato alla concorrenza, Iveco TurboStar è in grado di ridefinire gli standard in termini di abitabilità e prestazioni. A questi, successivamente, si aggiunsero altre motorizzazioni: il 190.36, che monta un propulsore da 360 CV, e il 190.48, che raggiunge l’eccezionale valore da 480 CV.

È grazie a tutte queste caratteristiche, la comodità, le prestazioni, la semplicità della manutenzione, che il TurboStar è diventato una vera e propria leggenda per tutti gli amanti dei motori, e non solo per chi ha operava nel settore. Un ricordo che, ancora oggi, molti conservano gelosamente.