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La logistica sulla via dell’idrogeno

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La logistica sulla via dell’idrogeno

Nell’ambito dell’evento che il 6 ottobre scorso si è tenuto presso Bolognafiere, dal titolo “La logistica sulla via dell’idrogeno”, l’amministratore delegato del Gruppo SMET, Domenico De Rosa, si è confrontato con altri protagonisti del settore sull’uso dell’idrogeno nel mondo dei trasporti e della logistica. Per chi volesse rivedere l’intero evento, lo trova di seguito.

Massimo Marciani: Qual è l’approccio di SMET a una nuova tecnologia come l’idrogeno?

Domenico De Rosa: «Il nostro Gruppo è stato da sempre vicino alla sostenibilità. Il punto di partenza, quindi, è stata la sostenibilità, poi l’intermodalità, trent’anni fa, come primo approccio allo shift modale che consentiva la riduzione di CO2. Dapprima marittima, poi ferroviaria e da ultimo l’intermodalità combinata al quadrato: cioè, mettiamo insieme gomma, ferro, mare e gomma. Dal 2014 abbiamo avviato il percorso di transizione energetica sulle trazioni alternative al diesel. Quindi abbiamo sperimentato all’estero prima e in Italia poi LNG, il metano liquido. Quando siamo arrivati in Italia c’era un solo distributore a Piacenza. Un percorso intensivo fatto da noi e da altri pionieri dell’autotrasporto, che hanno investito su prodotti discutibili: avevamo potenza ridotta e autonomia ridotta e questo fa capire quali sacrifici abbiamo fatto e quanto abbiamo creduto alla transizione energetica. Dopo un discreto numero di anni, siamo nel 2021, lo standard dell’LNG è assolutamente condiviso, riduciamo la CO2 del 15%, le emissioni di polveri sottili in atmosfera quasi del 100% e quindi dei traguardi, in termini di sostenibilità ambientale, importantissimi. Abbiamo un problema di fattori esogeni, che stanno aspramente minando la sostenibilità economica di questo modello industriale, in quanto, nel giro di meno di dodici mesi, la materia prima per ragioni speculative è più che raddoppiate. Per cui quelli che erano i total cost of ownership impostati su questi veicoli sono completamente saltati. In un convegno sull’idrogeno, che a nostro avviso è il traguardo da raggiungere, riveste un carattere di priorità assoluta perché, se dovesse essere questa speculazione sul metano e sul metano liquido, potremmo trovare un riparo dietro la produzione di idrogeno e dietro alle celle a combustibile. Oggi noi guardiamo con ancora più interesse, ed ecco perché accelerare qualche progetto da cantierare insieme ai produttori. L’autotrasporto ha bisogno di avere degli orizzonti sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che economico perché quello che sta accadendo è veramente molto pericoloso in un contesto generale già segnato da una crisi del personale viaggiante, una capacità molto ridotta rispetto alla domanda. All’orizzonte noi abbiamo il periodo natalizio, che si affronterà con enorme difficoltà. E con questa crisi energetica, che riguarda in larga parte il metano ma anche il diesel, a nostro avviso può compromettere fortemente le aziende di trasporto. Per cui, l’idrogeno non solo come prospettiva ma oggi riveste anche una grande attualità e necessità».

Paolo Barilari: Negli altri paesi, per quanto riguarda il tema dell’idrogeno, sono più avanti di noi?

Domenico De Rosa: «Sicuramente la sensibilità nel nord Europa è molto maggiore, per tradizione. Il nostro comparativo resta la Spagna, perché è inutile dire che l’Europa meridionale è a velocità differente rispetto a quella del nord. Questo per tante ragioni, sia sociali che economiche, per cui il nostro benchmark è la Spagna. C’è da dire che, anche rispetto alla Spagna, alcune dinamiche ci hanno visto molto arretrato come paese. Basti pensare che la crisi di queste settimane rispetto al prezzo del metano non è pari in Spagna. Noi su mercati dove siamo molto forti, come l’Italia e la Spagna, vediamo che il downgrade non è uguale in Spagna dove invece il prezzo è salito, ma in maniera ragionevole rispetto al momento inflattivo mentre in Italia abbiamo avuto un’impennata. Questo è dovuto, secondo noi, all’infrastrutturazione: l’Italia paga un prezzo altissimo per una impreparazione infrastrutturale, per i no, per i rallentamenti alle innovazioni. La Spagna ha previsto, già da alcuni decenni, il tema dell’LNG, da oltre quindici anni sono attivi la mobilità urbana e da tantissimo anni è spinta con il metano liquido, e quindi hanno minore necessità di rifarsi a produttori esterni e a fonti esogene. Lo stesso tema è sull’idrogeno, per cui dobbiamo comunque recuperare un gap, ma abbiamo industrie importanti, come SNAM, che è molto molto ben avviata. Effettivamente, se fosse fatto e realizzato dalla politica un decreto circostanziato con norme che vadano a migliorare e a efficientare soprattutto i tempi di questa nuova tecnologia è un’occasione da non perdere o quantomeno per equiparare altri paesi d’Europa che dell’idrogeno faranno una loro bandiera per l’innovazione futura.