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OM Leoncino, il primo della serie zoologica delle Officine Meccaniche

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OM Leoncino, il primo della serie zoologica delle Officine Meccaniche

Nell’Italia dell’immediato dopoguerra c’è bisogno di tante cose, ma c’è anche tanta voglia di iniziare una nuova fase storica. C’è bisogno di ricostruire ciò che la guerra ha spazzato via e c’è necessità di mezzi in grado di sostenere il grande sforzo economico e le sue conseguenze. Quel boom economico di cui l’Italia si rese protagonista, proprio in quegli anni, anche grazie a mezzi come l’OM Leoncino. È a questo mezzo, capace di rispondere alle esigenze di un mercato in fermento, che dedichiamo questo approfondimento.

OM Leoncino, il piccolo che divenne capostipite

Le Officine Meccaniche, azienda milanese e bresciana specializzata nella costruzioni di mezzi pesanti, sono fra i protagonisti di questo processo. Con i cosiddetti musoni, come l’OM Loc, e più tardi con mezzi più moderni ed efficienti come quelli della cosiddetta serie zoologica, di cui proprio l’OM Leoncino faceva parte. Un mezzo leggero eppure, allo stesso tempo, sufficientemente robusto per resistere agli sforzi che gli italiani dovettero affrontare per rifondare il paese. Iniziamo a conoscerne la storia.

La storia dell’OM Leoncino, il cavallo di battaglia delle Officine Meccaniche

A cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta, OM propone ancora il suo Loc. Un mezzo lanciato dalla svizzera Saurer, di cui OM era licenziataria, nato addirittura prima della guerra e, per questo motivo, ormai abbastanza obsoleto. Per questo motivo, sul finire degli anni Quaranta, i progettisti delle Officine Meccaniche si misero al lavoro per disegnare un proprio mezzo.

I tecnici della casa milanese e bresciana, quindi, concentrarono la propria attenzione sulla progettazione di un nuovo telaio e di un nuovo propulsore, che potesse rispondere alle esigenze della domanda italiana. Per questo, la prima sostanziale differenza fra il nuovo mezzo e il vecchio Loc, fu lo spostamento della cabina in posizione avanzata, che rendeva molto più semplice la guida da parte degli autisti.

Nacque così il Leoncino OM, che fu presentato nel 1950 raccogliendo da subito un grande successo in Italia e non soltanto. Basti pensare che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il nuovo mezzo rafforzò anche i rapporti fra l’azienda italiana e quella svizzera. Quest’ultima, infatti, non aveva nel proprio listino un mezzo che rispondesse alle caratteristiche del Leoncino e pensò di poterlo importare in Svizzera. Iniziò così un rapporto che sarebbe durato negli anni anche con gli altri mezzi della serie zoologica. La Saurer, tuttavia, non fu l’unica a esportare il mezzo: anche la francese UNIC importò in patria il Leoncino con il nome di 34C.

Le caratteristiche tecniche del Leoncino OM

Perché il Leoncino OM ebbe questo grande successo? Come detto, il mezzo messo a punto dalle Officine Meccaniche rispondeva meglio, già a partire dalla conformazione della cabina, alle esigenze dei trasportatori italiani. Le sue dimensioni, peraltro, erano adatte alle strade italiane, tutt’altro che impeccabili: lunghezza di 4.890 mm, larghezza di 2.000 millimetri e passo di 2.600 millimetri.

La principale delle caratteristiche del Leoncino, più che nelle fattezze, risiedeva tuttavia nella solidità del mezzo: dotato di un autotelaio in acciaio con longheroni a C e ammortizzatori idraulici telescopici, il mezzo era capace di una portata utile fra le 3 e i 3,5 tonnellate, il mezzo aveva una massa a pieno carico di 6,5 tonnellate.

Dal punto di vista propulsivo, invece, all’esordio il mezzo era dotato di un motore diesel quattro cilindri a iniezione diretta da 3.770 centimetri cubici e una potenza massima di 54 CV a 2.100 giri/min. Grazie a questo, il mezzo era in grado di raggiungere una velocità massima di 77 km/h ed era in grado di affrontare una pendenza a pieno carico del 28%. Successivamente, nel 1954, il mezzo fu dotato di un motore con cilindrata maggiorata di 4.156 centimetri cubici, che alla fine dello sviluppo del mezzo diventarono 4.561 centimetri cubici per una potenza massima di 92 CV.

Anche dal punto di vista delle dotazioni di bordo, l’OM Leoncino presentava delle interessanti innovazioni. Il posto di guida, disposto sulla destra, era contraddistinto da un volante a tre razze e un cruscotto con tre strumenti circolari retroilluminati. Inoltre, il cambio a cinque marce, era dotato di leva di azionamento direttamente al volante. La prima serie del Leoncino, inoltre, prevedeva il parabrezza apribile – ma successivamente fu dotato di parabrezza fisso – e porte apribili controvento, come si usava all’epoca. Quest’ultima caratteristica, comunque sia, fu successivamente cambiata.

La produzione del Leoncino, che in un certo senso fu capostipite della serie zoologica, proseguì fino al 1970. Non prima, però, che il mezzo cambiasse nome a seguito della fusione di Fiat Veicoli Industriali e di OM, in OM 65.