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OM, le Officine Meccaniche che hanno fatto grande il trasporto italiano

Storia OM

OM, le Officine Meccaniche che hanno fatto grande il trasporto italiano

La storia delle Officine Meccaniche di Milano e Brescia, da tutti conosciute con l’abbreviazione OM, è una di quelle storie che hanno resa grande l’industria italiana. Un’azienda storica, nata alle soglie del Novecento, capace di costruire mezzi che hanno movimentato le merci dell’Italia del boom economico. Oggi ripercorreremo la sua storia, alla scoperta dei mezzi storici e camion d’epoca che, talvolta, è possibile incontrare ancora oggi sulle nostre strade.

OM, le Officine Meccaniche di Milano e Brescia

Il primo nucleo della OM, in realtà, nacque nel 1847. Quell’anno, infatti, Felice Grandona fondò a Milano le Officine Meccaniche Grandona, che si occupavano della costruzione di carrozze e altro materiale ferroviario. La svolta, tuttavia, avvenne nel 1899. Quell’anno, infatti, la Miani e Silvestri di Giovanni Miani, Prospero Venturi e Girolamo Silvestri – anch’essa impegnata nelle costruzioni meccaniche – rilevò l’azienda di Grandona, cambiando contestualmente nome. Nacque così la OM, più precisamente Società Anonima Officine Meccaniche (già Miani Silvetri & C. – A. Grandona, Comi & C, che conosciamo oggi, che si stabilì in via Vittadini a Milano. Nel 1917, la Brixia-Züst, azienda automobilistica bresciana, cedette il proprio stabilimento bresciano. Da qui iniziò la storia dell’azienda.

I primi anni: dal materiale ferroviario alle automobili

Agli albori della sua storia, come abbiamo visto, la OM si occupò principalmente di materiale ferroviario. Già con l’acquisizione degli stabilimenti della Züst, però, le cose iniziarono a cambiare. Il ramo automobilistico, infatti, consentì alle Officine Meccaniche di Milano di avviare la costruzione di diversi modelli di automobile. Dapprima dotati di motori a quattro cilindri e, a partire dal 1923, a sei cilindri. Con queste autovetture, l’azienda riuscì a imporsi anche in diverse competizioni sportive: alla Coppa delle Alpi, a Le Mans e persino alla Mille Miglia. Successi che l’azienda seppe capitalizzare con sapienti campagne pubblicitarie, com’era in voga all’epoca. La produzione di trattori OM, tuttavia, era già in corso. Ne furono un esempio L’OM Loc, un piccolo autocarro dotato del caratteristico musone di quegli anni. Per arrivare al suo successo, però, occorrerà attendere ancora qualche anno.

Il successo dei trattori OM: la serie zoologica

Fu a partire dagli anni Trenta, infatti, che l’azienda iniziò a conquistare quote di mercato sempre più importanti nel settore dei mezzi industriali. Nel 1933, la OM entrò a far parte del Gruppo Fiat, cessando di fatto la produzione delle automobili. Nel frattempo, però, la produzione di mezzi industriali proseguì con successo. Secondo alcune fonti, in quegli anni, i trattori OM arrivarono a conquistare fino al 35% del mercato nazionale grazie a mezzi come l’OM Taurus e l’OM Ursus che equipaggiarono il Regio Esercito durante la Seconda Guerra Mondiale.

La svolta vera e propria, però, giunse nel 1950. Quell’anno, infatti, l’azienda presentò l’OM 25. O almeno, questo era il nome del progetto. Il nome commerciale, infatti, divenne OM Leoncino dando vita alla cosiddetta serie zoologica di OM, che avrebbe caratterizzato a lungo la storia dell’azienda. Il Leoncino si presentava con una cabina posta al di sopra del propulsore e, pertanto, era sprovvista del musone che caratterizzava i mezzi pesanti di quegli anni. Dotato di motore dai consumi ridotti, che nell’ultima versione arrivò ad avere una cilindrata di 4.561 cm3 e una potenza di 92 CV, il Leoncino OM si impose immediatamente sul mercato. Non a caso, questo modello fu prodotto fino al 1968, quando venne sostituito dall’OM 65. La sua produzione, pertanto, durò ben trentasette anni: un vero record.

Il Leoncino, però, non fu soltanto questo. Questo mezzo, infatti, fu anche il capostipite della serie zoologica. A esso, nel 1956-’57 fu affiancato l’OM Tigrotto, un autocarro medio-grande, che fu prodotto fino al 1972. Quindi, nel 1959 fu la volta dell’OM Lupetto. Si trattava di un mezzo medio-piccolo, di dimensioni più ridotte dello stesso Leoncino come dimostra la medesima motorizzazione, che però fu spesso adottato dai Vigili del Fuoco. Nel 1966 e nel 1967, poi, furono presentati rispettivamente l’OM Orsetto e l’OM Daino. Il primo rappresentava il mezzo più piccolo della gamma. La sua produzione, comunque, fu piuttosto breve: nel 1972, infatti, fu prodotto l’ultimo esemplare. Il secondo, invece, condivideva la cabina e la motorizzazione del Leoncino ma una portata leggermente superiore. Grazie a questa gamma, l’azienda riuscì ad arrivare a produrre fino a duemila mezzi negli anni Sessanta e fino a settemila mezzi negli anni Settanta.

Dalla Fiat Veicoli Industriali alla Iveco

Nel 1972, la produzione della OM fu definitivamente unificata con quella della Fiat Veicoli Industriali. Fu in questo periodo che, alla serie zoologica fu preferita la serie numerica. Addirittura, per un certo periodo, i veicoli furono prodotti sia sotto il marchio di Fiat, che quello di Unic e Magirus che facevano parte del Gruppo. Anche per questo, nel 1975, si decise di costruire una holding che raccogliesse tutti i marchi: la Iveco. Questa, però, è un’altra storia.