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I camion storici italiani del dopoguerra: dal Fiat 682 all’OM Leoncino

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I camion storici italiani del dopoguerra: dal Fiat 682 all’OM Leoncino

Il trasporto merci di oggi, certamente, è più confortevole, economico ed ecosostenibile che in passato. Tuttavia, i camion storici – quelli con i quali alcuni conduttori hanno conosciuto il piacere della guida di un mezzo pesante – esercitano per molti un fascino ancora oggi innegabile. Tuffiamoci, dunque, fra questi camion d’epoca, per ricordarne la storia e riscoprirne il loro valore.

I camion storici, che hanno fatto grande l’Italia

C’è chi ama collezionare le vecchie automobili e chi, invece, preferisce le motociclette. Poi, c’è chi sceglie i camion storici. Non sono pochi, infatti, i collezionisti di camion d’epoca, mezzi che hanno segnato una vera e propria epoca. Sono i camion che hanno favorito lo sviluppo di una nazione come l’Italia, cha dall’inizio del secolo scorso a oggi ha subito profonde trasformazioni, passando da una società prettamente agricola, a una più moderna società industriale. Marchi come Fiat, Lancia, OM, e molti altri hanno contribuito a trascinare – o, per meglio dire, a trasportare – l’Italia verso il boom economico. Per questo motivo, non li si può definire semplicisticamente come camion vecchi. Conosciamo i principali mezzi dell’immediato dopoguerra, suddivisi per marchio.

I camion storici del dopoguerra

Terminata la guerra, in pratica, la nazione era completamente da ricostruire. Occorrevano nuovi mezzi, in grado di rispondere alle esigenze del momento, ma soprattutto alle sfide del futuro. Inizialmente, Fiat rispose con i mezzi medi Fiat 639 e Fiat 640 e i pesanti Fiat 670 e Fiat 680. A partire dagli anni Cinquanta, tuttavia, la casa di Torino mise in atto una vera e propria trasformazione. Non fu l’unica, tuttavia. In questo sforzo ingegneristico e produttivo fu affiancata dalle Officine Meccaniche di Brescia, che misero in produzione mezzi come l’OM Leoncino, e dalla Lancia, con il rivoluzionario Lancia Esatau.

Il Fiat 615, il bello degli anni Cinquanta

fiat 615

Il primo ad essere presentato, nel 1951, fu il Fiat 615. Un autocarro leggero, robusto e versatile, capace di trasportare fino a 1.550 chilogrammi di materiale. Inizialmente, il 615 fu dotato di un motore a benzina da 39 CV, in grado di spingerlo fino alla velocità massima di 80 km/h. Nel 1952, fu quindi presentato il modello dotato di motore diesel da 40 CV, che prese il nome di Fiat 615 N, in grado di restituire una coppia di 90 Nm a 2.000 giri/minuto. La migliore erogazione della potenza a bassi regimi e i consumi inferiori, resero in breve il 615 N un vero e proprio successo commerciale.

Sin da subito, il Fiat 615 diventa uno strumento essenziale per un’intera generazione di lavoratori. In tutte le sue versioni, da quella “cassonata” a quella “scudata”, il 615 contribuisce alla rinascita di un paese in macerie. Il passare del tempo, evidenzia i suoi limiti funzionali. Non per questo, però, passa di moda. Anzi, il suo stile e le sue linee bombate che richiamano ai mezzi americani ne aumentano il fascino, fino a diventare il “Bello degli anni Cinquanta”. Non è un caso che, ancora oggi, il 615 compaia in qualche pubblicità.

Il Fiat 682, il re d’Africa

Nel 1952, dopo le prescrizioni introdotte dal nuovo Codice della Strada, Fiat presentò un nuovo modello di autocarro, che avrebbe sostituito il precedente Fiat 680. Si trattava del Fiat 682, destinato a diventare un altro successo commerciale per la casa di Torino. La prima versione, rigorosamente senza idroguida, è dotata di un sei cilindri da 10.170 cm3. È mezzo ancora lontano da quelli a cui siamo abituati oggigiorno. Gli specchietti revisori consistono in due minuscoli specchi. Sul tettuccio c’è un triangolo retraibile, che sta a indicare il trasporto di un rimorchio. Sarà l’incubo di molti autisti, spesso multati per la loro dimenticanza.

Nel 1954, il 682 viene equipaggiato con il nuovo e più performante motore da 10.676 cm3 in grado di esprimere 140 CV di potenza a 1.900 giri/minuto. Anche in questo caso, l’autocarro, che prende il nome di 682 N2, non viene dotato di servosterzo. Per questo, si dovrà attendere l’anno successivo, quando finalmente l’apertura delle porte passa da controvento ad antivento. Per il 682 N£, invece, occorrerà attendere il 1962. Il nuovo motore da 11.548 cm3 di cui è dotato è in grado di esprimere 178 CV di potenza a soli 900 giri/minuto.

L’ultima evoluzione del 682 arriva nel 1967, con il Fiat 682 N4, che migliora la trasmissione per resistere meglio alla potenza. La sua produzione, tuttavia, proseguirà ancora a lungo, oltre che in Italia anche in Africa. Anche per questo, esso prese il nome di “re d’Africa”. L’ultimo Fiat 682 prodotto, infatti, esce dalla catena di montaggio nel 1988, a 36 anni dall’esordio.

Le Officine Meccaniche di Brescia e il suo OM Leoncino

lancia esatau 864

Gli anni ‘50 e ‘60, tuttavia, non sono solamente ad appannaggio di Fiat. Accanto ai mezzi della casa torinese, infatti, ci sono anche gli autocarri della Officine Meccaniche di Brescia, più comunemente conosciuta come OM. Uno dei modelli di battaglia, a partire dal 1950, fu sicuramente l’OM Leoncino. Si trattava di un autocarro medio-pesante, robusto, versatile e moderno per il periodo. La cabina, posizionata sul motore, consentiva di trasportare fino a tre persone, mentre il propulsore diesel da 4.156 cm3 era in grado di sviluppare 56 CV di potenza a 2.100 giri/minuto. Caratteristiche che lo resero il cavallo di battaglia per l’azienda bresciana. Non a caso, il Leoncino rimase in produzione fino al 1970, prodotto sia in Italia che in Svizzera dalla Saurer e in Francia dalla UNIC, quando fu sostituito dall’OM 65.

Il Leoncino OM, tuttavia, non fu solamente un mezzo di successo. Esso ebbe ebbe anche l’onore di rappresentare una fortunata serie: quella anche il capostipite della serie zoologica OM. Insieme con questi, infatti, furono prodotti anche l’OM Tigrotto, l’OM Tigre, l’OM Lupetto, l’OM Cerbiatto, l’OM Daino e l’OM Orsetto. Solamente nel 1967, quando Fiat, di cui le Officine Meccaniche facevano parte, decise di riorganizzare il comparto, si passò a una più razionale serie numerica dei camion OM.

Lancia Esatau 864, il camion musone

La Lancia, nell’immediato dopoguerra, a causa dei danni che gli stabilimenti industriali avevano subito, non fu immediatamente in grado di produrre un nuovo mezzo. Per questo, si proseguì sulla strada già tracciata. Nel 1947, quindi, l’azienda mise in produzione il Lancia Esatau 864, un autocarro pesante che, almeno inizialmente, si distingueva dalla concorrenza per la presenza del muso allungato sul frontale e della cabina arretrata. Una caratteristica che fece guadagnare all’Esatau 864 il soprannome di “camion musone”. Si dovette attendere il 1955, con l’Esatau A per assistere alla scomparsa del muso e, dunque, all’avanzamento della cabina. Nel 1957, visto l’apprezzamento dei mercati, Lancia propose anche l’Esatau B.

L’Esatau 864, inizialmente, era dotato di un motore di 122 CV, che venne quasi subito incrementato a 132 CV. Dal punto di vista prestazionale, il mezzo era comparabile ai concorrenti. Utilizzato sia in ambito cantieristico, che nel trasporto di autocisterne e di automobili, come bisarca, il Lancia Esatau deve la sua fortuna anche a un altro utilizzo. Una volta adattato il telaio, infatti, esso venne impiegato anche per la realizzazione di mezzi per il trasporto pubblico. Da Milano a Roma, furono numerosi gli autobus e filobus costruiti sulla base dell’Esatau.

Molti altri sono i mezzi pesanti del periodo che meriterebbero di essere celebrati. Per adesso ci fermiamo a questi. Prossimamente, però, volgeremo lo sguardo ai camion d’epoca italiani del periodo a cavallo fra gli anni ’70 e ’90.