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Logistica, un futuro green: «Eccellenze per ripartire

tre giorni alis 2021

Logistica, un futuro green: «Eccellenze per ripartire

«La ripartenza del nostro Paese dipenderà dalla capacità di tutte le sue migliori eccellenze di restare o ritornare ad essere competitive rispetto all’economia globale». Non ha dubbi Guido Grimaldi, presidente dell’ALIS, nella sua relazione conclusiva della tre giorni – a cui hanno partecipato politici, manager e imprenditori – dell’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile. Un network che oggi conta più di 1.350 aziende associate, oltre 150 mila mezzi con più di 140.300 collegamenti marittimi annuali, e più di 120 linee di Autostrade del Mare. «Per raggiungere questo obiettivo – ribadisce Grimaldi – è fondamentale poter contare su un sistema di trasporti sostenibile, sicuro ed interconnesso e su una logistica più efficiente dal punto di vista della produttività, attraverso l’utilizzo dell’intermodalità e l’impiego di mezzi stradali, navali e ferroviari moderni e tecnologicamente avanzati, che rispettino le risorse naturali del pianeta utilizzando anche nuove energie, come ad esempio idrogeno ed ammoniaca».

Intermodalità e svolta green

Perché affidarsi all’intermodalità significa anche preservare l’ambiente. «Il nostro cluster – rivela Grimaldi – soltanto nel 2020 e nonostante l’emergenza, ha contribuito alla crescita dell’intermodalità, abbattendo così oltre 4,4 milioni di tonnellate di CO2, spostando dalla strada al mare o al ferro oltre 5 milioni di mezzi pesanti che corrispondono a 125 milioni di tonnellate di merci in meno sulle autostrade e potenziando tanto i collegamenti quanto le relazioni commerciali tra Italia ed Europa e nell’area euro-mediterranea». Dunque, evidenzia Grimaldi «muovere persone e merci in modo sostenibile non rappresenta solo un valore etico e sociale, ma anche un vantaggio economico determinante per la ripresa, l’efficienza e la competitività del nostro Paese».

Investimenti per il sud

E promette investimenti per il Sud il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, intervenuto ieri al convegno. «Abbiamo 230 miliardi da spendere – precisa – e saremo monitorati costantemente, perché le risorse ci verranno trasferite a step, ma vorrei anche dire che i fondi per il Sud sono fino a 100 miliardi, la vera sfida è essere in grado di intercettarli e spenderli per tempo. Se non riformiamo la pubblica amministrazione sarà davvero dura. Voglio fare solo un esempio. Dovremo installare 70 gigawatt in tre anni, ma oggi siamo in grado di installare 700 megawatt all’anno. Con questi ritmi le risorse vanno agli altri paesi europei». Riguardo alla politica estera Di Maio ha le idee chiare: «La politica estera – rimarca il responsabile della Farnesina – serve a far crescere le aziende, anche quelle piccolissime a conduzione familiare, che grazie all’e-commerce con la pandemia sono riuscite ad arrivare sui mercati esteri con le eccellenze agroalimentari o i prodotti di botteghe artigiane. Ma bisogna costruire legami solidi con il paese dove si va a vendere». A tal proposito, a detta di Di Maio «dobbiamo incrementare la nostra azione in Libia, dove l’Italia sostiene la sfida della stabilizzazione e va recuperato terreno velocemente», «siamo passati – rivela – da 15 miliardi di interscambio commerciale a 3 miliardi. Teniamo conto che l’economia italiana è soprattutto export e turismo, per cui vi è un importante interesse strategico nazionale, perché senza export si perderebbe il 32% di PIL».

Troppi cantieri sulle strade

Lancia un grido d’allarme Domenico De Rosa, AD di SMET e coordinatore della Commissione dell’Intermodalità marittima di ALIS. «Le infrastrutture portuali – sottolinea – sono essenziali ma bisogna arrivarci. Quel che è successo in Liguria è terrificante, si è avuto uno sciopero autonomo di autisti che hanno bloccato i camion per esasperazione». De Rosa mette in risalto come «in diverse parti d’Italia si procede alla chiusura di tratti stradali, per esempio la chiusura della Firenze-Pisa-Livorno, con effetti gravissimi». Vorrei lanciare – chiosa – un grido d’allarme e d’aiuto per coordinare attraverso l’ALIS, prima e unica associazione che ha creato l’opportunità di mettere a sistema queste esigenze: vi sfido a trovare un solo asse di viabilità che non sia oggetto di cantieri, con enormi danni, che si traducono nel non poter sfruttare le autostrade del mare che potrebbero essere invece l’unica soluzione alla fragilità infrastrutturale del Paese perché ai nostri porti, molto cresciuti, bisogna arrivarci, per cui è necessario che la politica ci ascolti e intervenga sul problema della viabilità».

Fonte: la Città